Roccapelago di Pievepelago

Il toponimo Pelagus indica probabilmente la presenza in età remota di un ampio bacino idrico formatosi per frane o smottamenti che occlusero lo Scoltenna. La Plebs de Pellavo (Pieve del Pelago), citata per la prima volta nell’anno 1038, attesta la presenza nella valle della chiesa madre, investita di un importante ruolo ecclesiastico, politico e amministrativo. Dopo la dedizione al comune di Modena e il passaggio sotto la signoria estense, il territorio venne infeudato ai Montegarullo, acerrimi nemici dei Montecuccoli: di questa casata è rimasta nella storia la figura del conte Obizzo, che si ribellò agli Estensi e seminò lotte sanguinose nell’alto Frignano tra la fine del XIV e l’inizio del XV secolo.

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Il castello di Roccapelago, oggi chiesa di San Paolo, sorge su uno sperone roccioso che domina la valle. Foto ©Roberto Leoni

Resta a simbolo del suo potere nella zona il CASTELLO DI ROCCAPELAGO (1097 msm): la rocca sorge sulla sommità di un alto sperone roccioso che guarda Pievepelago da ponente; essendo a strapiombo, il castello risulta imprendibile da tutti i lati, eccetto che dallo stretto sentiero che lo collega al borgo sottostante e che prima di giungere all’interno del castello gira intorno al cuneo difensivo del corpo di guardia, attuale canonica. La struttura dell’impianto fortificato, pur modificata esteriormente dalla sua trasformazione verso la fine del Cinquecento in complesso ecclesiastico, è ancora sostanzialmente leggibile negli edifici attuali che rappresentano gli elementi fondamentali dell’architettura castellana (il mastio eretto nel punto più alto del monte, il corpo principale del palazzo feudale, il corpo di guardia all’ingresso, la cinta muraria). Il corpo di fabbrica principale, ovvero il palazzo feudale, è oggi occupato dalla chiesa di San Paolo, eretta a partire dal 1586 sulle rovine dell’antico castello, quindi sulla sommità del borgo, una parte del quale servì da cimitero; è tradizione popolare ritenere che il vano della chiesa, di forma quadrata e massiccia, coincidesse con la sala del maniero di Obizzo.

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Una panoramica di Roccapelago: in basso il borgo, collegato alla Rocca tramite una stretta erta selciata. Foto ©Roberto Leoni

LE MUMMIE DI ROCCAPELAGO
Tra il dicembre 2010 e il marzo 2011, durante i lavori di ristrutturazione e restauro nella Chiesa, gli archeologi hanno fatto una scoperta eccezionale: una fossa comune con 281 inumati tra adulti, anziani, infanti e settimini, di cui circa 60 perfettamente mummificati.

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Dal pavimento della chiesa di Roccapelago è possibile ammirare gli scavi che hanno riportato alla luce le mummie. Foto ©Roberto Leoni

Donne, uomini e bambini, presumibilmente l’intera collettività vissuta a Roccapelago tra il XVI e il XVIII secolo: non si è trattato, come accade di solito, della mummificazione volontaria di un preciso gruppo sociale, ma della conservazione naturale di un’intera comunità, consentita dal microclima particolare dell’ambiente, caratterizzato da scarsa umidità e intensa aerazione.
Non solo un ritrovamento unico per l’Italia settentrionale ma un’autentica miniera di informazioni, in virtù della rara opportunità di studiare sia i resti umani che gli indumenti e i tanti oggetti d’uso quotidiano, ricostruendo quasi tre secoli di vita contadina, credenze, tradizioni, usanze e abitudini di quell’antica comunità montana.

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L’interno degli scavi. Foto ©Roberto Leoni



Il sito ufficiale di Roccapelago, con tutte le informazioni sul Museo Sulle orme di Obizzo di Montegarullo, sulla mostra archeoantropologica e sulla Chiesa della conversione di San Paolo.


Bibliografia:
AA.VV. Il Frignano, Insediamento storico e beni culturali, Istituto per i beni artistici culturali e naturali dell’Emilia Romagna, Amm.ne Provinciale di Modena, Modena 1998
A. Garuti, L. Righi Guerzoni, Guida dell’Appennino Modenese, Modena 1991
AA.VV. Le Case, le Pietre, le Storie, itinerari nei comuni della Provincia di Modena
www.roccapelago.it
 

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