Pavullo nel Frignano

Pavullo nel Frignano (682msm), deriva il proprio nome da paule o palude; sorge infatti in una vallata ch’era un tempo zona acquitrinosa. Già nel 1197 gli homines de Paule erano presenti nel giuramento di fedeltà al Comune di Modena fatto dal Frignano. Lo sviluppo economico e sociale del nucleo urbano di Pavullo fu reso possibile soprattutto dalla confluenza di strade che, soprattutto dal XIV secolo in poi, diede vita a mercati e fiere tra le più importanti del Frignano.

A pochi chilometri da Pavullo è il BORGO DI MONTECUCCOLO, dove la famiglia di Raimondo aveva il centro del proprio feudo: nel castello ha avuto inizio la secolare storia dei Montecuccoli feudatari e signori del Frignano.


Montecuccolo

Il Castello e il borgo di Montecuccolo innevati. Foto ©Roberto Leoni

IL CASTELLO DI MONTECUCCOLO di Andrea Pini

Un giornalista dell’Ottocento definì sinteticamente il castello di Montecuccolo come “il compendio e il centro storico e leggendario” delle montagne frignanesi. In queste poche parole sta tutto il significato di Montecuccolo per il Frignano e in particolare per il territorio pavullese, la cui storia è stata segnata dalla famiglia dei Montecuccoli, che per secoli ebbero in feudo molta parte della montagna modenese, governandola nello stesso tempo come signori generosi e duri tiranni.
Ai Montecuccoli si deve una parte rilevante del patrimonio artistico e culturale del pavullese, promotori in certi casi, mecenati in altri; dalla loro iniziativa derivarono lo sviluppo dell’ospedale lebbrosario di Pavullo e l’istituzione delle scuole locali per l’istruzione dei fanciulli.
Il castello è dunque sede della memoria della famiglia Montecuccoli, ma racchiude anche la storia del territorio e delle popolazioni che i Montecuccoli signoreggiarono in tristi tempi di soggezione, di privazioni, di sopraffazioni e di dispotismo. Il feudalesimo dell’epoca in cui i Montecuccoli vissero (fu abolito nel 1796) era del resto il sistema di governo della maggior parte degli Stati italiani. I Montecuccoli non si comportarono diversamente dai loro contemporanei e, per questo, molti di loro rappresentarono la perfetta incarnazione del signorotto di quell’epoca, arrogante, pronto ad abusare del proprio potere verso i sudditi senza alcuna remora.
È con questa duplice consapevolezza che dobbiamo apprestarci a conoscere la storia del castello di Montecuccolo e della famiglia che lo costruì e che vi abitò a lungo.
Il castello di Montecuccolo è una struttura molto complessa formata da un borgo superiore e da uno inferiore. Il primo è delimitato dalla terza cerchia di mura ed è costituito dalla rocca e dai fabbricati minori annessi; il secondo è composto dagli edifici, disposti intorno alla piazza, ai piedi della rocca.


Il Borgo superiore del castello: la Rocca e la Podesteria
L’intero borgo superiore è racchiuso all’interno di un’ampia cinta muraria che abbraccia i tre fianchi in cui il terreno è digradante, dove il pendio del monte permetteva un facile accesso, in mancanza di difese artificiali. Sullo scosceso lato occidentale le mura lasciano il posto alle alte pareti degli edifici della rocca, radicata sul macigno. Questa cerchia fu l’ultima in ordine di tempo ad essere costruita ed è la più ampia delle tre che un tempo circondavano la complessa struttura. Di esse rimangono solo la prima, intorno alla torre, e una parte della seconda.
Il borgo superiore era composto da due parti ben distinte: la Rocca feudale da una parte, riservata al signore e alla sua famiglia, e la Podesteria dall’altra, dove lavoravano i funzionari addetti al governo del feudo, comprendente la residenza del Podestà o Governatore, il tribunale, cinque prigioni e il corpo di guardia.

La torre
Il nucleo più antico dell’intero fortilizio è il mastio o maschio, un’alta torre a più piani che sovrasta tutto il complesso. Il mastio ha perduto in parte la fisionomia originaria delle torri medioevali in seguito ai restauri resisi necessari per riparare i gravi danni causati da un fulmine nel 1806 e dal terremoto del 1831 e per le modifiche subite alla fine del secolo XIX, quando fu ridotto a campanile.
Si poteva entrare nella torre solamente per mezzo di una scala di legno retrattile, mediante la quale si raggiungeva uno stretto portale aperto al primo piano nella parete meridionale. Era un sistema difensivo semplice, ma molto efficace.
Il piano terra servì inizialmente da magazzino, in seguito da carcere. Il piano nobile era riservato al signore, che qui trovava rifugio con la famiglia in caso di attacco nemico. Ai piani superiori stavano le sentinelle, con il compito di controllare i dintorni e lanciare segnalazioni alle torri vicine o alla popolazione delle borgate circostanti mediante il suono della campana sistemata sulla sommità, che veniva suonata in tempo di pace per segnalare un incendio, la presenza di banditi, lo scoppio di una rissa, per convocare il Consiglio del Comune e per chiamare gli uomini alle opere di prestazione dovute al feudatario e alla collettività.

Le mura della torre
La torre è tuttora circondata da un’antica cinta muraria. Sulla pietra di volta del portale d’accesso si legge, sia pure con difficoltà, la scritta COMES GALEOTUS MC 1549, che ricorda alcuni restauri fatti eseguire in quell’anno da Galeotto I Montecuccoli (MC) (†1564). Ai piedi del mastio si apre, scavata nel terreno, una cisterna per l’approvvigionamento dell’acqua.

I palazzi feudali
La famiglia Montecuccoli, rafforzata la propria potenza nel Frignano soprattutto dopo la morte di Matilde di Canossa (1115), provvide a costruire le altre parti della rocca in fasi successive, durante i secoli XIII-XVI.
A fianco della torre, a ponente, fu eretto il primo palazzo feudale. I due edifici erano in collegamento tra loro mediante un trabaldello di legno, un ballatoio pensile facilmente amovibile in caso di necessità. Nella seconda metà del secolo XIX l’edificio rovinò completamente e di esso oggi non esiste più nulla, se non il muro esterno a ponente ricostruito qualche anno più tardi dopo il crollo. Il piano seminterrato ospita la collezione di sculture di Raffaele Biolchini.
Nel corso del secolo XV il “vecchio” palazzo fu ampliato con l’aggiunta ai due fianchi settentrionale e meridionale di due edifici, entrambi indicati come Palazzo nuovo. Da allora, la costruzione si chiamò “il palazzo di Cesare”, dal nome del conte Cesare (1455-1506), il potente capo dei Montecuccoli di quel periodo. Un grande camino in una sala di questa addizione porta la data 1488.
La nuova struttura fu circondata da una seconda cerchia di mura, abbarbicata sulla nuda roccia.

La torre di piazza
All’estremità meridionale dello sperone roccioso fu eretta una seconda torre, che a tutt’oggi si affaccia sulla piazza del sottostante borgo inferiore, dominandola. Contemporaneamente fu costruita una terza cerchia molto più ampia, per chiudere tutta la sommità del monte, occupata ormai dal palazzo del feudatario e dagli edifici annessi.

L’assetto definitivo
Nella seconda metà del secolo XVI, ad opera del conte Galeotto I e dei suoi figli Costanzo e Massimiliano, il palazzo feudale e la torre di piazza furono collegati tra loro mediante un ulteriore edificio. In questo modo la rocca assunse l’assetto definitivo e fu trasformata in una fastosa dimora signorile, con stanze ornate secondo lo stile rinascimentale del tempo.

La scala a chiocciola
Galeotto I, per collegare i piani della rocca, verso la metà del XVI secolo fece costruire una torre rotonda che oltre alla funzione militare, svelata dalle minacciose feritoie, racchiude una scala a chiocciola di pietra che si svolge a spirale con ripidi gradini monolitici.

I camminamenti
Si può uscire all’esterno sui camminamenti di ronda protetti dai merli per ammirare un panorama incantevole su tutto il Frignano: a sud est il crinale bolognese con le vette del monte Nuda, del Corno alle Scale, dello Spigolino, del Cupolino; l’imponenza del Libro Aperto e del Cimone; più in lontananza, verso occidente, nel reggiano, in parte coperto dal Cantiere, svetta il monte Cusna. Verso est, il paesaggio è completamente diverso: i dolci colli del pavullese e le torri che lo costellano, alcune ancora in buono stato, altre fatiscenti o completamente diroccate. Si riconoscono facilmente Monzone e Montebonello da una parte, Semese, Sassoguidano, Lavacchio e Gaiato dall’altra e, nella vallata dello Scoltenna, le torri di Renno, di Montecenere e di Sassostorno. Sul fiume Scoltenna si intravede l’arco del ponte di Olina.

Il cortile interno
Il vasto cortile interno, delimitato dalla terza cerchia di mura, ora appare sgombro, ma un tempo, oltre alla seconda cisterna, vi erano le stalle, un porcile, una colombaia, le scuderie e il quartiere per i soldati.

La podesteria
L’edificio, che si allunga nella parte bassa del cortile, costituiva la Podesteria o Palazzo del Podestà o del Governatore, sede dell’organismo creato appositamente per il governo del feudo. Era composto dal Tribunale, dalla sala della tortura, da cinque stanze adibite a prigioni e del corpo di guardia, il piccolo locale dove stavano gli sbirri addetti alla vigilanza dell’ingresso principale. Il Podestà vi aveva la propria abitazione, con una stalla e un metato per l’essiccazione delle castagne.
Nella seconda metà del Quattrocento, ampliata la rocca e allargata la cerchia muraria, i Montecuccoli, non gradendo la presenza di altri proprietari nelle vicinanze, li allontanarono. Alcune case che si trovavano in quel punto, su ordine del conte Cesare, furono acquistate dal Comune di Montecuccolo e adibite a sede della Podesteria.
Dopo il periodo napoleonico e la restaurazione del Ducato di Modena, nel 1819 il tribunale e le carceri vennero trasferiti a Pavullo, il nuovo e più importante centro del Frignano.


Gli ultimi secoli di storia
Gli ultimi conti che abitarono con una certa stabilità a Montecuccolo furono i genitori del generale Raimondo, Galeotto II († 1619) e sua moglie Anna Bigi († 1638). Estintasi la famiglia nel 1698, la rocca passò al ramo dei Montecuccoli Laderchi di Guiglia, che però non vi abitarono mai, facendo solo fugaci visite e affidandone la custodia ad agenti del luogo.
I soldati dell’esercito napoleonico il 3 giugno 1799 assaltarono la rocca, divenuta centro della resistenza contro l’occupazione francese, danneggiandola gravemente.
I proprietari che si succedettero nel secolo XIX si disinteressarono della rocca che, abbandonata a se stessa e lasciata nella più completa incuria, ben presto conobbe un rapido decadimento. Un fulmine nel 1806 e il terremoto del 1831 danneggiarono gravemente la torre.

Ora la borgata è composta da edifici cinquecenteschi dalla caratteristica struttura. Nel ‘600 fu di proprietà dapprima della famiglia Speziali, nel secolo XVIII dei Galvani di Vignola e infine dei notai Tonini di Renno.
La famiglia Galvani alla fine del XVIII secolo ospitò più volte il marchese Giuseppe Montecuccoli Laderchi e il figlio Raimondo in visita al feudo, trovandosi la rocca priva delle comodità e del necessario per accogliere personaggi abituati agli agi delle abitazioni cittadine.
A nulla valsero gli appelli al proprietario da parte di personaggi illustri e degli stessi Duchi di Modena, spesse volte in villeggiatura a Pavullo. Fu proprio in questo periodo che all’improvviso crollò sinistramente il più antico palazzo feudale. Una cronaca dell’epoca sconsolatamente riporta che “le ruine del memorando castello vanno tristemente accumulandosi sulle ruine”.
Nel 1885, tra clamorose polemiche, il mastio fu adattato a campanile e all’ultimo piano, adibito a cella campanaria, furono aperti quattro grandi finestroni.
Pochi anni dopo la morte del marchese Raimondo Montecuccoli Laderchi nel 1873, gli eredi vendettero il complesso castellano a monsignor Gaetano Bonvicini, il quale procedette ai restauri più urgenti. Fece ricostruire il muro del palazzo feudale da pochi anni crollato e provvide a rendere abitabili alcune parti della rocca, intento lodevole che, tuttavia, comportò interventi radicali nella struttura interna dell’edificio. In particolare gli ampi saloni furono ridotti “a misere stanzette”, i vecchi intonaci rimossi o coperti, finestre e feritoie allargate per dare luce alle stanze e rendere meno austero l’aspetto della rocca. L’impronta di antichità dell’edificio fu definitivamente cancellata.
Dopo la guerra i Bonvicini vendettero il maniero al marchese Giuseppe Rangoni Machiavelli.
Nel 1944 i soldati tedeschi, per rappresaglia, dopo aver dato fuoco agli edifici della Podesteria, fecero scoppiare all’interno della torre campanaria due bombe incendiarie. Le campane crollarono e si ruppero, ma nel 1952, per iniziativa del fervoroso parroco don Cesare Adani, furono rifuse.
La rocca fu infine acquistata nel 1961 dal Comune di Pavullo, che da allora, con il decisivo contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, ha provveduto al restauro e al recupero dell’edificio.

È interessante ricordare che verso la fine del secolo XIX la rocca e il borgo di Montecuccolo cominciarono ad essere visitati da un sempre maggiore numero di turisti e di curiosi. Negli anni Trenta del secolo XX, in periodo fascista, proprio per agevolare il viaggio a Montecuccolo, fu costruita la moderna strada che congiunge la via Giardini, alla periferia di Pavullo, con lo storico borgo.


Il sito del Comune di Pavullo

La Locanda del condottiero

Montecuccolo

Il castello e il borgo di Montecuccolo innevati. Foto ©Roberto Leoni

Il Museo naturalistico del Frignano

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